03:45
Irapuato

Santi e Beati - 24 Marzo - Beato Oscar Arnulfo Romero Galdámez.
Televallassina Óscar Arnulfo Romero nasce il 15 marzo 1917 a Ciudad Barrios, nello Stato di El Salvador. È il terzo degli otto figli di Santos Romero e Guadalupe de Jesús Galdámez, entrambi provenienti da famiglie borghesi. Viene battezzato l’11 maggio 1919.
A quattro anni si ammala gravemente: questo contribuisce a sviluppare in lui un carattere piuttosto introverso. Appena guarisce, s’impegna ad aiutare la famiglia, che sta attraversando un periodo difficile dal punto di vista economico. Impara dai genitori ad amare Dio e a dire le preghiere: in particolare, la madre gl’insegna l’Angelus e a pregare il Rosario.
Dal 1924 al 1927 frequenta la scuola del suo paese, che ha solo le prime tre classi del corso primario. L’anno successivo, viene ammesso a una piccola scuola privata aperta grazie all’iniziativa di alcune signore, compresa sua nonna: è l’unico maschio. Nello stesso anno 1928 riceve la Prima Comunione.
A dodici anni, terminata la scuola, diventa apprendista falegname. Intanto, però, la sua propensione allo studio e il modo con cui pregava non sfuggono al sindaco di Ciudad Barrios, Alfonso Leiva: fu a lui che Oscarito, come lo chiamano in casa, confida di voler diventare sacerdote.
Così, mentre il suo Paese entra in una fase particolarmente sanguinosa della sua storia, Oscar viene ammesso come alunno del Seminario minore di San Miguel. Trascorre tranquillamente quei primi anni della sua formazione, imparando anche ad aprirsi agli altri tramite la passione per la musica, che gli è stata trasmessa dal padre.
Nel 1937 passa al Seminario maggiore di San José de la Montaña, ma resta lì solo sette mesi: a ottobre, infatti, viene inviato a Roma per proseguire gli studi. A causa della seconda guerra mondiale, non riesce a rientrare a El Salvador: viene quindi ordinato sacerdote a Roma il 4 aprile 1942.
Quando torna in patria, gli trovano un posto in parrocchia. Poi diventa rettore del seminario interdiocesano di San Salvador, direttore di riviste pastorali e segretario della Conferenza Episcopale dell'America Centrale e di Panama.
È un uomo che conta, spiritualmente molto vicino all’Opus Dei. Quando nel 1970 diventa ausiliare del vescovo di San Salvador, sono in molti a stupirsi: lo considerano un conservatore che vorrebbe frenare l’azione innovativa intrapresa.
Timori e ostilità anche nel clero si manifestano maggiormente quando, nel 1977, diventa a sorpresa arcivescovo di San Salvador, cui si contrappone la gioia del governo e dei gruppi di potere, per i quali la nomina di questo vescovo quasi sessantenne, tutto “spirituale” e completamente “dedito agli studi”, è la miglior garanzia di un rallentamento dell’impegno per i poveri che l'arcidiocesi stava sviluppando con il predecessore.
Ci sono cioè fondate speranze che con lui la Chiesa di San Salvador si sciolga da ogni impegno sociale e politico, che la sua diventi una pastorale “spiritualizzata” e dunque asettica, disincarnata, disinteressata ad ogni evento politico.
Così si interpreta il suo rifiuto della Cadillac fiammante e del sontuoso palazzo di marmi che i proprietari terrieri subito gli offrono, come anche la sua mancata presenza alla cerimonia di insediamento del dittatore. Non bisogna però dimenticare che Romero fin dagli anni giovanili aveva fama di sacerdote austero, con una profonda spiritualità, una salda dottrina e un amore speciale per i poveri.
Molto semplicemente, di fronte all’oppressione e allo sfruttamento del popolo, osservando gli squadroni della morte che uccidono contadini, poveri e preti impegnati (incluso il padre gesuita Rutilio Grande, suo amico), il vescovo capisce di non poter fare a meno di prendere una posizione chiara. Istituisce una Commissione per la difesa dei diritti umani; le sue messe cominciano a diventare affollatissime; memorabili le sue denunce dei crimini di stato che ogni giorno si compiono.
Paga con un progressivo isolamento e con forti contrasti, sia in nunziatura che in Vaticano, la sua scelta preferenziale per i poveri: alcuni vescovi lo accusano di incitare «alla lotta di classe e alla rivoluzione», mentre è malfamato e deriso dalla destra come sovversivo e comunista.
«Non ho la vocazione di martire», confida, anche se predica che «uno non deve mai amarsi al punto da evitare ogni possibile rischio di morte che la storia gli pone davanti. Chi cerca in tutti i modi di evitare un simile pericolo, ha già perso la propria vita».
«Nel nome di Dio e del popolo che soffre vi supplico, vi prego, e in nome di Dio vi ordino, cessi repressione!», grida il 23 marzo 1980, nella sua ultima predica in cattedrale. Il giorno dopo, nel tardo pomeriggio, un sicario si intrufola nella cappella dell’ospedale, dove Romero sta celebrando, e gli spara dritto al cuore, mentre il vescovo alza il calice al momento dell’offertorio. Aveva appena detto: «Che questo corpo immolato e questo sangue sacrificato per gli uomini ci spinga a dare anche il nostro corpo e il nostro sangue al dolore e alla sofferenza come Cristo; non per noi stessi ma per dare al nostro popolo frutti di giustizia e di pace».
Chi lo ha conosciuto bene ha continuato a testimoniare che «Romero non era un rivoluzionario, ma un uomo della Chiesa, del Vangelo e quindi dei poveri». Del resto, il popolo salvadoregno lo ha subito ritenuto un martire e ha continuato a pregare sulla sua tomba, nella cripta della cattedrale del Divino Salvatore del Mondo a San Salvador.
Il cammino per verificare il suo effettivo martirio in odio alla fede è cominciato il 13 settembre 1993 col nulla osta da parte della Santa Sede. Ha visto quindi l’apertura della fase diocesana a San Salvador il 24 marzo 1994, conclusa il 1° novembre 1996 e convalidata il 4 luglio 1997.
La “Positio super martyrio” è stata presentata nel 2014, una volta superati tutti i dubbi relativi a un presunto coinvolgimento del vescovo nella Teologia della Liberazione. Il 3 febbraio 2015 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che ufficializzava il suo martirio.
Il 23 maggio 2015, nella Piazza Salvatore del Mondo di San Salvador, monsignor Romero è diventato dunque Beato, col rito presieduto dal cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come inviato del Papa. La sua memoria liturgica è stata fissata al 24 marzo, giorno della sua nascita al Cielo, che dal 1992 è la data in cui ricorre la Giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri.
La canonizzazione è legata a un miracolo relativo a una gravidanza problematica. Una donna salvadoregna, Cecilia Maribel Flores Rivas, membro del Cammino Neocatecumenale, fu ricoverata in ospedale il 27 agosto 2015. I medici la fecero partorire con taglio cesareo, ma nei giorni successivi peggiorò: aveva una grave malattia al fegato e ai reni.
Poco dopo che i medici avevano comunicato a suo marito, Alejandro, che non potevano più fare nulla, l’uomo aprì la sua Bibbia, regalo di sua nonna: dalle sue pagine cadde un santino di Romero, a cui la nonna era molto devota. Per lui, fu un segno: doveva chiedere la sua intercessione.
Alcuni amici cominciarono a pregare, andando anche sulla tomba del vescovo. La preghiera, alla fine, coinvolse tutta la loro comunità. Dal 9 settembre i livelli vitali di Cecilia Maribel si rialzarono improvvisamente: nel giro di 72 ore fu dimessa dall’ospedale e da allora non ha più avuto quella malattia. Anche il bambino, Luis Carlos, gode di ottima salute.
L’inchiesta diocesana relativa si è conclusa nei primi giorni del marzo 2017. Il 26 ottobre seguente, la Consulta medica della Congregazione delle Cause dei Santi ha votato all’unanimità circa l’inspiegabilità scientifica del fatto. Sono quindi seguiti il parere positivo dei Consultori Teologi, il 14 dicembre 2017, e quello dei cardinali e dei vescovi membri della Congregazione, il 6 febbraio 2018.
Ricevendo in udienza il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinal Angelo Amato, papa Francesco ha quindi autorizzato la promulgazione del decreto con cui l’accaduto riceveva la qualifica di miracolo, attribuito all’intercessione del Beato Óscar Romero. Con la canonizzazione, avvenuta il 14 ottobre 2018, il vescovo martire di El Salvador è diventato ufficialmente “San Romero delle Americhe”, come già da tempo veniva invocato.
Autore: Gianpiero Pettiti ed Emilia Flocchini

2284
Irapuato condivide questo

Sant' Oscar Arnulfo Romero y Galdamez Vescovo e martire
Festa: 24 marzo
Ciutad Barrios, El Salvador, 15 agosto 1917- San Salvador, El Salvador, 24 marzo 1980
Óscar Arnulfo Romero y Galdámez nacque il 15 marzo 1917 a Ciudad Barrios, nello Stato di El Salvador. Approfondì gli studi in vista del sacerdozio a Roma e venne ordinato lì il 4 aprile 1942. Dopo vari incarichi diocesani, divenne vescovo ausiliare della diocesi di El Salvador. Nel 1970 fu nominato vescovo titolare di Santiago de María. Quell’esperienza segnò l’inizio del suo impegno a favore degli oppressi del suo Paese. Quattro anni dopo divenne vescovo di San Salvador. L’uccisione del padre gesuita Rutilio Grande, unita ad altri eventi, lo condusse a schierarsi apertamente per i poveri: non solo tramite la parola scritta e le omelie, diffuse tramite i mezzi di comunicazione sociale, ma anche con la presenza fisica. Il 24 marzo 1980, monsignor Romero stava celebrando la Messa nella cappella dell’ospedale della Divina Provvidenza di San Salvador, dove viveva. Al momento dell’Offertorio, un sicario gli sparò un solo proiettile, che l’uccise. È stato beatificato il 23 maggio 2015, a San Salvador, sotto il pontificato di papa Francesco. Lo stesso Pontefice lo ha canonizzato il 14 ottobre 2018 in piazza San Pietro a Roma. La memoria liturgica di monsignor Romero cade il 24 marzo, giorno della sua nascita al Cielo, in cui ricorre, dal 1992, la Giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri. I suoi resti mortali sono venerati nella cripta della cattedrale del Divino Salvatore del Mondo a San Salvador.
Óscar Arnulfo Romero nasce il 15 marzo 1917 a Ciudad Barrios, nello Stato di El Salvador. È il terzo degli otto figli di Santos Romero e Guadalupe de Jesús Galdámez, entrambi provenienti da famiglie borghesi. Viene battezzato l’11 maggio 1919.
A quattro anni si ammala gravemente: questo contribuisce a sviluppare in lui un carattere piuttosto introverso. Appena guarisce, s’impegna ad aiutare la famiglia, che sta attraversando un periodo difficile dal punto di vista economico. Impara dai genitori ad amare Dio e a dire le preghiere: in particolare, la madre gl’insegna l’Angelus e a pregare il Rosario.
Dal 1924 al 1927 frequenta la scuola del suo paese, che ha solo le prime tre classi del corso primario. L’anno successivo, viene ammesso a una piccola scuola privata aperta grazie all’iniziativa di alcune signore, compresa sua nonna: è l’unico maschio. Nello stesso anno 1928 riceve la Prima Comunione.
A dodici anni, terminata la scuola, diventa apprendista falegname. Intanto, però, la sua propensione allo studio e il modo con cui pregava non sfuggono al sindaco di Ciudad Barrios, Alfonso Leiva: fu a lui che Oscarito, come lo chiamano in casa, confida di voler diventare sacerdote.
Così, mentre il suo Paese entra in una fase particolarmente sanguinosa della sua storia, Oscar viene ammesso come alunno del Seminario minore di San Miguel. Trascorre tranquillamente quei primi anni della sua formazione, imparando anche ad aprirsi agli altri tramite la passione per la musica, che gli è stata trasmessa dal padre.
Nel 1937 passa al Seminario maggiore di San José de la Montaña, ma resta lì solo sette mesi: a ottobre, infatti, viene inviato a Roma per proseguire gli studi. A causa della seconda guerra mondiale, non riesce a rientrare a El Salvador: viene quindi ordinato sacerdote a Roma il 4 aprile 1942.
Quando torna in patria, gli trovano un posto in parrocchia. Poi diventa rettore del seminario interdiocesano di San Salvador, direttore di riviste pastorali e segretario della Conferenza Episcopale dell'America Centrale e di Panama.
È un uomo che conta, spiritualmente molto vicino all’Opus Dei. Quando nel 1970 diventa ausiliare del vescovo di San Salvador, sono in molti a stupirsi: lo considerano un conservatore che vorrebbe frenare l’azione innovativa intrapresa.
Timori e ostilità anche nel clero si manifestano maggiormente quando, nel 1977, diventa a sorpresa arcivescovo di San Salvador, cui si contrappone la gioia del governo e dei gruppi di potere, per i quali la nomina di questo vescovo quasi sessantenne, tutto “spirituale” e completamente “dedito agli studi”, è la miglior garanzia di un rallentamento dell’impegno per i poveri che l'arcidiocesi stava sviluppando con il predecessore.
Ci sono cioè fondate speranze che con lui la Chiesa di San Salvador si sciolga da ogni impegno sociale e politico, che la sua diventi una pastorale “spiritualizzata” e dunque asettica, disincarnata, disinteressata ad ogni evento politico.
Così si interpreta il suo rifiuto della Cadillac fiammante e del sontuoso palazzo di marmi che i proprietari terrieri subito gli offrono, come anche la sua mancata presenza alla cerimonia di insediamento del dittatore. Non bisogna però dimenticare che Romero fin dagli anni giovanili aveva fama di sacerdote austero, con una profonda spiritualità, una salda dottrina e un amore speciale per i poveri.
Molto semplicemente, di fronte all’oppressione e allo sfruttamento del popolo, osservando gli squadroni della morte che uccidono contadini, poveri e preti impegnati (incluso il padre gesuita Rutilio Grande, suo amico), il vescovo capisce di non poter fare a meno di prendere una posizione chiara. Istituisce una Commissione per la difesa dei diritti umani; le sue messe cominciano a diventare affollatissime; memorabili le sue denunce dei crimini di stato che ogni giorno si compiono.
Paga con un progressivo isolamento e con forti contrasti, sia in nunziatura che in Vaticano, la sua scelta preferenziale per i poveri: alcuni vescovi lo accusano di incitare «alla lotta di classe e alla rivoluzione», mentre è malfamato e deriso dalla destra come sovversivo e comunista.
«Non ho la vocazione di martire», confida, anche se predica che «uno non deve mai amarsi al punto da evitare ogni possibile rischio di morte che la storia gli pone davanti. Chi cerca in tutti i modi di evitare un simile pericolo, ha già perso la propria vita».
«Nel nome di Dio e del popolo che soffre vi supplico, vi prego, e in nome di Dio vi ordino, cessi repressione!», grida il 23 marzo 1980, nella sua ultima predica in cattedrale. Il giorno dopo, nel tardo pomeriggio, un sicario si intrufola nella cappella dell’ospedale, dove Romero sta celebrando, e gli spara dritto al cuore, mentre il vescovo alza il calice al momento dell’offertorio. Aveva appena detto: «Che questo corpo immolato e questo sangue sacrificato per gli uomini ci spinga a dare anche il nostro corpo e il nostro sangue al dolore e alla sofferenza come Cristo; non per noi stessi ma per dare al nostro popolo frutti di giustizia e di pace».
Chi lo ha conosciuto bene ha continuato a testimoniare che «Romero non era un rivoluzionario, ma un uomo della Chiesa, del Vangelo e quindi dei poveri». Del resto, il popolo salvadoregno lo ha subito ritenuto un martire e ha continuato a pregare sulla sua tomba, nella cripta della cattedrale del Divino Salvatore del Mondo a San Salvador.
Il cammino per verificare il suo effettivo martirio in odio alla fede è cominciato il 13 settembre 1993 col nulla osta da parte della Santa Sede. Ha visto quindi l’apertura della fase diocesana a San Salvador il 24 marzo 1994, conclusa il 1° novembre 1996 e convalidata il 4 luglio 1997.
La “Positio super martyrio” è stata presentata nel 2014, una volta superati tutti i dubbi relativi a un presunto coinvolgimento del vescovo nella Teologia della Liberazione. Il 3 febbraio 2015 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che ufficializzava il suo martirio.
Il 23 maggio 2015, nella Piazza Salvatore del Mondo di San Salvador, monsignor Romero è diventato dunque Beato, col rito presieduto dal cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come inviato del Papa. La sua memoria liturgica è stata fissata al 24 marzo, giorno della sua nascita al Cielo, che dal 1992 è la data in cui ricorre la Giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri.
La canonizzazione è legata a un miracolo relativo a una gravidanza problematica. Una donna salvadoregna, Cecilia Maribel Flores Rivas, membro del Cammino Neocatecumenale, fu ricoverata in ospedale il 27 agosto 2015. I medici la fecero partorire con taglio cesareo, ma nei giorni successivi peggiorò: aveva una grave malattia al fegato e ai reni.
Poco dopo che i medici avevano comunicato a suo marito, Alejandro, che non potevano più fare nulla, l’uomo aprì la sua Bibbia, regalo di sua nonna: dalle sue pagine cadde un santino di Romero, a cui la nonna era molto devota. Per lui, fu un segno: doveva chiedere la sua intercessione.
Alcuni amici cominciarono a pregare, andando anche sulla tomba del vescovo. La preghiera, alla fine, coinvolse tutta la loro comunità. Dal 9 settembre i livelli vitali di Cecilia Maribel si rialzarono improvvisamente: nel giro di 72 ore fu dimessa dall’ospedale e da allora non ha più avuto quella malattia. Anche il bambino, Luis Carlos, gode di ottima salute.
L’inchiesta diocesana relativa si è conclusa nei primi giorni del marzo 2017. Il 26 ottobre seguente, la Consulta medica della Congregazione delle Cause dei Santi ha votato all’unanimità circa l’inspiegabilità scientifica del fatto. Sono quindi seguiti il parere positivo dei Consultori Teologi, il 14 dicembre 2017, e quello dei cardinali e dei vescovi membri della Congregazione, il 6 febbraio 2018.
Ricevendo in udienza il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinal Angelo Amato, papa Francesco ha quindi autorizzato la promulgazione del decreto con cui l’accaduto riceveva la qualifica di miracolo, attribuito all’intercessione del Beato Óscar Romero. Con la canonizzazione, avvenuta il 14 ottobre 2018, il vescovo martire di El Salvador è diventato ufficialmente “San Romero delle Americhe”, come già da tempo veniva invocato.
Autore: Gianpiero Pettiti ed Emilia Flocchini

1262
Irapuato

I santi del 24 marzo
21650 > San Gabriele Arcangelo 29 settembre (24 marzo) - Festa
96349 > Sant' Aldemaro di Bucchianico Religioso 24 marzo
92256 > San Bernolfo Martire venerato a Mondovì 24 marzo
94440 > Beata Bertrada di Laon Madre di San Carlo Magno 24 marzo
46800 > Santa Caterina di Svezia Sposa, vergine 24 marzo
46900 > Beato Diego Giuseppe (Francesco Giuseppe) López-Caamaño da Cadice Sacerdote cappuccino 24 marzo
21650 > San Gabriele Arcangelo 29 settembre (24 marzo) - Festa
90863 > Beato Giovanni dal Bastone Sacerdote e monaco 24 marzo
92819 > Beati Giuseppe e Vittoria Ulma con i sette figli Famiglia di martiri 24 marzo (7 luglio)
46780 > San Mac Cairthind Vescovo 24 marzo
99207 > Beata Maria Adelheidis (Hedwig Agnes) Töpfer Martire 24 marzo
90703 > Beata Maria Karlowska Vergine e fondatrice 24 marzo
99208 > Beata Maria Melusja (Martha) Rybka Martire 24 marzo
99206 > Beata Maria Sapientia (Lucia Emmanuela) Heymann Martire 24 marzo
91656 > Sant' Oscar Arnulfo Romero y Galdamez Vescovo e martire 24 marzo
100780 > San Partenio III di Costantinopoli Patriarca e martire 24 marzo (Chiese Orientali)
46770 > San Secondino Martire in Mauritania 24 marzo
46790 > San Severo di Catania Vescovo 24 marzo
91019 > Beato Simonino di Trento Fanciullo e martire 24 marzo
46760 > Santi Timolao, Dionigi, Pauside, Alessandro, Romolo e Alessandro Martiri 24 marzo

Irapuato

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 5,1-16.
Era un giorno di festa per i Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
V'è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici,
sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l'acqua; il primo ad entrarvi dopo l'agitazione dell'acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto.
Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato.
Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?».
Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me».
Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina».
E sull'istante quell'uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato.
Dissero dunque i Giudei all'uomo guarito: «E' sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio».
Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina».
Gli chiesero allora: «Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?».
Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio».
Quell'uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo.
Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato.
Traduzione liturgica della Bibbia
Sant'Efrem Siro (ca 306-373)
diacono in Siria, dottore della Chiesa
Inno 5 per l’Epifania
La piscina del battesimo ci dà la guarigione
Scendete, fratelli, nelle acque del battesimo e rivestite lo Spirito Santo; unitevi agli esseri spirituali che servono il nostro Dio. Benedetto colui che ha istituito il battesimo per il perdono dei figli di Adamo! Quest’acqua è il fuoco segreto che segna il suo gregge con un sigillo, con i tre nomi spirituali che spaventano il Malvagio (cfr Ap 3,12)... Giovanni attesta riguardo al nostro Salvatore: “Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (Mt 3,11). Ecco questo fuoco é lo Spirito, fratelli, nel vero battesimo. Il battesimo infatti è più potente del Giordano, quel piccolo ruscello; esso lava nei suoi flutti di acqua e di olio, i peccati di tutti gli uomini. Eliseo, ricominciando sette volte, aveva purificato Naaman dalla lebbra (2 R 5,10); dai peccati nascosti nell’anima, ci purifica il battesimo. Mosè aveva battezzato il popolo nel mare (1 Cor 10,2) senza poter tuttavia lavare l’interno del suo cuore, macchiato dal peccato. Ora, ecco un sacerdote, simile a Mosè, che lava l’anima dalle sue macchie, e con l’olio, sigilla gli agnelli nuovi per il Regno... Con l’acqua che scaturì dalla roccia, è stata placata la sete del popolo(Es 17,1); ecco, con Cristo e con la sua fonte, viene placata la sete delle nazioni. (...) Ecco che dal fianco di Cristo scorre una sorgente che dà la vita (Gv 19,34); i popoli assetati vi hanno bevuto e hanno dimenticato la loro pena. Versa la tua rugiada sulla mia debolezza, Signore; con il tuo sangue, perdona i miei peccati. Ch’io sia aggiunto nel novero dei tuoi santi, alla tua destra.