Aosta: processione San Grato 2021, Santo patrono della città
San Grato di Aosta Vescovo
7 settembre
Del santo patrono di Aosta san Grato, esistono due fonti che forniscono notizie sulla sua esistenza, una storica ma ridotta e un’altra fantasiosa, ma su cui si è basata la grande diffusione del culto, anche al di fuori della Valle d’Aosta.
Il fondamento storico
Le notizie storiche fondate, dicono che s. Grato era un sacerdote che collaborava con Eustasio, primo vescovo di Aosta, da taluni ritenuto santo; ambedue erano di origine greca come fa intendere il nome del vescovo, probabilmente il più anziano dei due Eustasio, chiamò presso di sé il più giovane Grato.
Si ritiene che ambedue abbiano ricevuto successivamente, educazione e formazione ecclesiastica, nel celebre cenobio fondato da s. Eusebio da Vercelli († 371), il grande vescovo che al ritorno dall’esilio in Oriente, impostagli dall’imperatore Costanzo, volle trapiantare nella sua diocesi il monachesimo.
Sant’Ambrogio affermò, che in quel tempo tutti i vescovi dell’Italia Settentrionale provenivano dal cenobio eusebiano, quindi anche Eustasio e Grato, vissuti nella seconda metà del V secolo, provenivano da lì; tenendo conto anche che Aosta, la romana Augusta Pretoria, fondata intorno al 25-24 a.C., il cui nome fu posto in onore di Augusto e della sua Guardia Pretoriana, prima del tempo di Eustasio era compresa nel territorio della Chiesa vercellese.
Si sa che quando Grato era ancora semplice sacerdote, rappresentò il vescovo di Aosta, Eustasio, al Concilio provinciale di Milano del 451, sottoscrivendo la lettera che quell’assemblea inviò al papa san Leone I Magno, per condannare l’eresia di Eutiche († 454 ca.), monaco greco che negava le due nature di Cristo, affermando l’assimilazione della natura umana in quella divina.
In un anno imprecisato, ma certamente dopo il suddetto 451, Grato alla morte di Eustasio, gli successe alla guida della giovane diocesi valdostana, divenendone il secondo vescovo; durante il suo episcopato, Grato partecipò alla traslazione delle reliquie del martire tebeo s. Innocenzo, alla quale erano presenti anche i vescovi di Agauno e di Sion, come ricorda la “Passio Acaunensium Martyrum”.
Non si conosce l’anno della sua morte, ma stranamente quello della sepoltura, 7 settembre, ricavato dalla breve iscrizione sepolcrale: “Hic requiescit in pace S. M. GRATUS EPS D P SUB D. VII ID. SEPTEMB.”; incisa sulla pietra tombale conservata nella chiesa parrocchiale di Saint-Christophe.
La diffusione del culto
La popolarità del culto di san Grato risale però al XII o al XIII secolo, quando le sue reliquie furono traslate dalla chiesa paleocristiana di San Lorenzo, che sorgeva a est della città nella zona dell’attuale collegiata di Sant’Orso, alla cattedrale, dove sono tuttora conservate in un reliquiario in argento e rame dorato del XV secolo.
Secondo la tradizione era il 27 marzo di un anno imprecisato, la festa liturgica che fu introdotta per ricordare la traslazione, incluse un antichissimo rito che si chiamò poi “Benedizione di san Grato”: la triplice benedizione della terra, dell’acqua e delle candele, per allontanare ogni flagello dai campi, dai contadini e dal bestiame e per invocare il favore di Dio sui prossimi raccolti.
Era una tipica cerimonia di origine pagana che coincideva con l’inizio della primavera e che venne, come in altri casi, cristianizzata.
Man mano quella benedizione attirò sul santo vescovo aostano una serie di patronati: lo si invocava quando il disgelo faceva straripare laghetti e torrenti, quando la siccità spaccava il terreno, la grandine minacciava il raccolto, quando s’incendiava il fienile o quando bruchi, cavallette e talpe devastavano i campi.
Era ancora considerato protettore e taumaturgo contro streghe e diavoli, che tanto influenzavano la mentalità del Medioevo. La città e diocesi di Aosta lo venera come santo patrono e lo celebra il 7 settembre.
Le notizie leggendarie
Le poche notizie certe sulla vita di s. Grato, con il tempo non furono più sufficienti a sostenere il diffuso culto popolare del santo vescovo di Aosta, pertanto nel XIII secolo, a commento della traslazione delle reliquie nel Duomo, il canonico Jacques de Cours, ignaro dei fatti storici e mosso da incauto zelo nei confronti del santo patrono, scrisse la “Magna Legenda Sancti Grati”.
La “Vita” di s. Grato così narrata, risultò molto fascinosa e attraente per il gusto agiografico dell’epoca, che necessitava di figure favolose ed eroiche, anche se già nel XVI secolo si cominciò a dubitare del racconto e molti studiosi fra i quali Cesare Baronio, primo estensore del ‘Martirologio Romano’, ne contestarono la veridicità.
Ma non tutti erano disposti a rinunciarvi, così le polemiche durarono fino agli anni Sessanta del Novecento, quando lo storico Aimé Pierre Frutaz, dimostrò inconfutabilmente che la “Magna Legenda Sancti Grati” era del tutto inventata; ma bisogna comunque tener conto che senza di essa, non si riuscirebbe a spiegare l’iconografia del santo e la straordinaria diffusione del culto al di fuori della Vallée, come in Piemonte, Lombardia, Svizzera e Savoia.
Per questo motivo si riporta qui di seguito, le parti essenziali di questa narrazione, per completare un quadro riassuntivo della figura di san Grato, che ha generato tanta devozione nei secoli fra i valdostani, ripetendo che non ha fondamento storico.
Secondo il già citato canonico del XIII secolo, san Grato era nato in una nobile famiglia di Sparta; dopo aver studiato ad Atene era diventato monaco.
Per sfuggire alla persecuzione dell’eretico imperatore d’Oriente, lasciò Costantinopoli rifugiandosi a Roma dove fu accolto con tutti gli onori; il papa lo nominò suo consigliere inviandolo alla corte di Carlo Magno, affinché lo persuadesse ad intervenire in Italia contro il re longobardo Desiderio.
Tornato a Roma, Grato mentre pregava nella Chiesa di Santa Maria dei Martiri, l’ex Pantheon, ebbe una visione, dove si vedeva una grande valle abbandonata a sé stessa, che lo attendeva; nello stesso momento anche al papa appariva in sogno un angelo, che gli ordinò d’inviare Grato come vescovo ad Aosta.
Nella Valle, Grato intraprese un’opera di conversione con gli affievoliti cristiani esistenti e soprattutto con i pagani ancora molto attivi; operò prodigi e miracoli spettacolari che convinsero molti pagani a convertirsi.
Quando Carlo Magno seppe che molti di essi resistevano al cristianesimo, inviò in Valle d’Aosta il prode paladino Orlando per combattere questi infedeli; il quale valicò le Alpi coperte di neve e ghiacci, guidato da un angelo. Grato intervenne di nuovo con i pagani, convincendoli alla fine a superare lo scontro ed evitare così uno spargimento di sangue.
Prima di proseguire si sottolinea la differenza d’epoca in cui secondo la “Magna Legenda”, san Grato fosse vissuto; nel V secolo secondo i dati storici provati dalla sua partecipazione al Sinodo di Milano del 451 e nell’VIII-IX secolo al tempo di Carlo Magno (742-814) secondo la “Legenda”.
Proseguendo nella lettura del fantasioso racconto, si trova Grato che ubbidendo ad un messaggio del Signore, si recò in Terrasanta, accompagnato dal monaco san Giocondo, per ritrovare la reliquia della testa di san Giovanni Battista, rimasta nascosta in un luogo segreto del palazzo di Erode e mai trovata; lì giunto, Grato la ritrovò prodigiosamente in fondo ad un profondo pozzo.
Naturalmente vi furono miracoli sia durante il viaggio, per placare una furiosa tempesta come pure in Terrasanta; trovata la reliquia con l’aiuto di un angelo, Grato la nascose sotto il mantello e dopo aver salutato il patriarca di Gerusalemme senza riferirgli il ritrovamento, affinché non la reclamasse, prese la via del ritorno.
Dovunque passasse le campane suonavano autonomamente e persino due bimbi resuscitarono al suo avvicinarsi. La leggenda del ritrovamento del capo di s. Giovanni Battista, ha ispirato l’iconografia di s. Grato, che spesso è raffigurato con la testa del Battista in mano; è da dire che leggende precedenti dicevano che la reliquia sarebbe stata portata a Roma da monaci greci.
Quando arrivò a Roma, gli andò incontro il papa con un corteo, mentre le campane suonavano a festa da sole, Grato allora tolse dal mantello la reliquia del capo e la porse al papa, ma nel fare ciò gli rimase in mano la mandibola che si era staccata, fu interpretato come il segno che quella reliquia dovesse rimanere a Grato, che con il consenso del papa la portò ad Aosta. Qui si ferma il racconto della “Magna Legenda sancti Grati”.
Il santo vescovo tornato ad Aosta, continuò a governare la diocesi ritirandosi ogni tanto insieme al monaco Giocondo nell’eremo che ancora oggi si chiama Ermitage.
Concludiamo quest’esposizione, facendo notare l’ulteriore contraddizione storica della “Magna Legenda”, che indica come compagno del vescovo Grato il monaco Giocondo, durante la sua trasferta in Terrasanta sempre datata al tempo di Carlo Magno; ma san Giocondo fu effettivamente discepolo di s. Grato e alla sua morte avvenuta negli ultimi decenni del V secolo, gli successe come terzo vescovo di Aosta.
È infatti annoverato fra i vescovi che parteciparono il 23 ottobre 501, al Sinodo romano convocato da Teodorico per proclamare l’innocenza di papa Simmaco, accusato ingiustamente da alcuni senatori romani; quindi se era presente a Roma nel 501 e in altro Sinodo nel 502, non poteva essere in Terrasanta con Grato nel IX secolo; ciò conferma che i due santi vescovi sono vissuti effettivamente nel V secolo, tutto il resto è fantasia.
Anche s. Giocondo è fra i protettori di Aosta, le sue reliquie sono conservate nella cattedrale e viene celebrato il 30 dicembre.
Autore: Antonio Borrelli
San Grato di Aosta Vescovo - Festa: 7 settembre
† Aosta, seconda metà del V secolo
Egli fu quasi certamente il presbitero che, dichiarandosi inviato di Eustasio protovescovo di Aosta, firmò la lettera del Concilio Provinciale di Milano inviata nel 451 a papa Leone Magno, in occasione della soluzione del problema delle due nature in Cristo. Alla morte di Eustasio, nella seconda metà del V secolo, Grato divenne vescovo di Aosta. Sono state avanzate anche due ipotesi. Eustasio e Grato potrebbero essere stati di origine greca. Entrambi potrebbero avere studiato nel cenobio eusebiano di Vercelli perché Aosta era compresa nel territorio di questa città e perché Sant'Ambrogio, nella lettera ai vercellesi, dice che le Chiese dell'Italia settentrionale si rivolgevano a quel cenobio per scegliere i propri pastori.
Patronato: Aosta
Emblema: Bastone pastorale, Mitra, Testa di Giovanni Battista
Martirologio Romano: Ad Aosta, san Grato, vescovo.
Ascolta da RadioRai:
Ascolta da RadioMaria:
Del santo patrono di Aosta san Grato, esistono due fonti che forniscono notizie sulla sua esistenza, una storica ma ridotta e un’altra fantasiosa, ma su cui si è basata la grande diffusione del culto, anche al di fuori della Valle d’Aosta.
Il fondamento storico
Le notizie storiche fondate, dicono che s. Grato era un sacerdote che collaborava con Eustasio, primo vescovo di Aosta, da taluni ritenuto santo; ambedue erano di origine greca come fa intendere il nome del vescovo, probabilmente il più anziano dei due Eustasio, chiamò presso di sé il più giovane Grato.
Si ritiene che ambedue abbiano ricevuto successivamente, educazione e formazione ecclesiastica, nel celebre cenobio fondato da s. Eusebio da Vercelli († 371), il grande vescovo che al ritorno dall’esilio in Oriente, impostagli dall’imperatore Costanzo, volle trapiantare nella sua diocesi il monachesimo.
Sant’Ambrogio affermò, che in quel tempo tutti i vescovi dell’Italia Settentrionale provenivano dal cenobio eusebiano, quindi anche Eustasio e Grato, vissuti nella seconda metà del V secolo, provenivano da lì; tenendo conto anche che Aosta, la romana Augusta Pretoria, fondata intorno al 25-24 a.C., il cui nome fu posto in onore di Augusto e della sua Guardia Pretoriana, prima del tempo di Eustasio era compresa nel territorio della Chiesa vercellese.
Si sa che quando Grato era ancora semplice sacerdote, rappresentò il vescovo di Aosta, Eustasio, al Concilio provinciale di Milano del 451, sottoscrivendo la lettera che quell’assemblea inviò al papa san Leone I Magno, per condannare l’eresia di Eutiche († 454 ca.), monaco greco che negava le due nature di Cristo, affermando l’assimilazione della natura umana in quella divina.
In un anno imprecisato, ma certamente dopo il suddetto 451, Grato alla morte di Eustasio, gli successe alla guida della giovane diocesi valdostana, divenendone il secondo vescovo; durante il suo episcopato, Grato partecipò alla traslazione delle reliquie del martire tebeo s. Innocenzo, alla quale erano presenti anche i vescovi di Agauno e di Sion, come ricorda la “Passio Acaunensium Martyrum”.
Non si conosce l’anno della sua morte, ma stranamente quello della sepoltura, 7 settembre, ricavato dalla breve iscrizione sepolcrale: “Hic requiescit in pace S. M. GRATUS EPS D P SUB D. VII ID. SEPTEMB.”; incisa sulla pietra tombale conservata nella chiesa parrocchiale di Saint-Christophe.
La diffusione del culto
La popolarità del culto di san Grato risale però al XII o al XIII secolo, quando le sue reliquie furono traslate dalla chiesa paleocristiana di San Lorenzo, che sorgeva a est della città nella zona dell’attuale collegiata di Sant’Orso, alla cattedrale, dove sono tuttora conservate in un reliquiario in argento e rame dorato del XV secolo.
Secondo la tradizione era il 27 marzo di un anno imprecisato, la festa liturgica che fu introdotta per ricordare la traslazione, incluse un antichissimo rito che si chiamò poi “Benedizione di san Grato”: la triplice benedizione della terra, dell’acqua e delle candele, per allontanare ogni flagello dai campi, dai contadini e dal bestiame e per invocare il favore di Dio sui prossimi raccolti.
Era una tipica cerimonia di origine pagana che coincideva con l’inizio della primavera e che venne, come in altri casi, cristianizzata.
Man mano quella benedizione attirò sul santo vescovo aostano una serie di patronati: lo si invocava quando il disgelo faceva straripare laghetti e torrenti, quando la siccità spaccava il terreno, la grandine minacciava il raccolto, quando s’incendiava il fienile o quando bruchi, cavallette e talpe devastavano i campi.
Era ancora considerato protettore e taumaturgo contro streghe e diavoli, che tanto influenzavano la mentalità del Medioevo. La città e diocesi di Aosta lo venera come santo patrono e lo celebra il 7 settembre.
Le notizie leggendarie
Le poche notizie certe sulla vita di s. Grato, con il tempo non furono più sufficienti a sostenere il diffuso culto popolare del santo vescovo di Aosta, pertanto nel XIII secolo, a commento della traslazione delle reliquie nel Duomo, il canonico Jacques de Cours, ignaro dei fatti storici e mosso da incauto zelo nei confronti del santo patrono, scrisse la “Magna Legenda Sancti Grati”.
La “Vita” di s. Grato così narrata, risultò molto fascinosa e attraente per il gusto agiografico dell’epoca, che necessitava di figure favolose ed eroiche, anche se già nel XVI secolo si cominciò a dubitare del racconto e molti studiosi fra i quali Cesare Baronio, primo estensore del ‘Martirologio Romano’, ne contestarono la veridicità.
Ma non tutti erano disposti a rinunciarvi, così le polemiche durarono fino agli anni Sessanta del Novecento, quando lo storico Aimé Pierre Frutaz, dimostrò inconfutabilmente che la “Magna Legenda Sancti Grati” era del tutto inventata; ma bisogna comunque tener conto che senza di essa, non si riuscirebbe a spiegare l’iconografia del santo e la straordinaria diffusione del culto al di fuori della Vallée, come in Piemonte, Lombardia, Svizzera e Savoia.
Per questo motivo si riporta qui di seguito, le parti essenziali di questa narrazione, per completare un quadro riassuntivo della figura di san Grato, che ha generato tanta devozione nei secoli fra i valdostani, ripetendo che non ha fondamento storico.
Secondo il già citato canonico del XIII secolo, san Grato era nato in una nobile famiglia di Sparta; dopo aver studiato ad Atene era diventato monaco.
Per sfuggire alla persecuzione dell’eretico imperatore d’Oriente, lasciò Costantinopoli rifugiandosi a Roma dove fu accolto con tutti gli onori; il papa lo nominò suo consigliere inviandolo alla corte di Carlo Magno, affinché lo persuadesse ad intervenire in Italia contro il re longobardo Desiderio.
Tornato a Roma, Grato mentre pregava nella Chiesa di Santa Maria dei Martiri, l’ex Pantheon, ebbe una visione, dove si vedeva una grande valle abbandonata a sé stessa, che lo attendeva; nello stesso momento anche al papa appariva in sogno un angelo, che gli ordinò d’inviare Grato come vescovo ad Aosta.
Nella Valle, Grato intraprese un’opera di conversione con gli affievoliti cristiani esistenti e soprattutto con i pagani ancora molto attivi; operò prodigi e miracoli spettacolari che convinsero molti pagani a convertirsi.
Quando Carlo Magno seppe che molti di essi resistevano al cristianesimo, inviò in Valle d’Aosta il prode paladino Orlando per combattere questi infedeli; il quale valicò le Alpi coperte di neve e ghiacci, guidato da un angelo. Grato intervenne di nuovo con i pagani, convincendoli alla fine a superare lo scontro ed evitare così uno spargimento di sangue.
Prima di proseguire si sottolinea la differenza d’epoca in cui secondo la “Magna Legenda”, san Grato fosse vissuto; nel V secolo secondo i dati storici provati dalla sua partecipazione al Sinodo di Milano del 451 e nell’VIII-IX secolo al tempo di Carlo Magno (742-814) secondo la “Legenda”.
Proseguendo nella lettura del fantasioso racconto, si trova Grato che ubbidendo ad un messaggio del Signore, si recò in Terrasanta, accompagnato dal monaco san Giocondo, per ritrovare la reliquia della testa di san Giovanni Battista, rimasta nascosta in un luogo segreto del palazzo di Erode e mai trovata; lì giunto, Grato la ritrovò prodigiosamente in fondo ad un profondo pozzo.
Naturalmente vi furono miracoli sia durante il viaggio, per placare una furiosa tempesta come pure in Terrasanta; trovata la reliquia con l’aiuto di un angelo, Grato la nascose sotto il mantello e dopo aver salutato il patriarca di Gerusalemme senza riferirgli il ritrovamento, affinché non la reclamasse, prese la via del ritorno.
Dovunque passasse le campane suonavano autonomamente e persino due bimbi resuscitarono al suo avvicinarsi. La leggenda del ritrovamento del capo di s. Giovanni Battista, ha ispirato l’iconografia di s. Grato, che spesso è raffigurato con la testa del Battista in mano; è da dire che leggende precedenti dicevano che la reliquia sarebbe stata portata a Roma da monaci greci.
Quando arrivò a Roma, gli andò incontro il papa con un corteo, mentre le campane suonavano a festa da sole, Grato allora tolse dal mantello la reliquia del capo e la porse al papa, ma nel fare ciò gli rimase in mano la mandibola che si era staccata, fu interpretato come il segno che quella reliquia dovesse rimanere a Grato, che con il consenso del papa la portò ad Aosta. Qui si ferma il racconto della “Magna Legenda sancti Grati”.
Il santo vescovo tornato ad Aosta, continuò a governare la diocesi ritirandosi ogni tanto insieme al monaco Giocondo nell’eremo che ancora oggi si chiama Ermitage.
Concludiamo quest’esposizione, facendo notare l’ulteriore contraddizione storica della “Magna Legenda”, che indica come compagno del vescovo Grato il monaco Giocondo, durante la sua trasferta in Terrasanta sempre datata al tempo di Carlo Magno; ma san Giocondo fu effettivamente discepolo di s. Grato e alla sua morte avvenuta negli ultimi decenni del V secolo, gli successe come terzo vescovo di Aosta.
È infatti annoverato fra i vescovi che parteciparono il 23 ottobre 501, al Sinodo romano convocato da Teodorico per proclamare l’innocenza di papa Simmaco, accusato ingiustamente da alcuni senatori romani; quindi se era presente a Roma nel 501 e in altro Sinodo nel 502, non poteva essere in Terrasanta con Grato nel IX secolo; ciò conferma che i due santi vescovi sono vissuti effettivamente nel V secolo, tutto il resto è fantasia.
Anche s. Giocondo è fra i protettori di Aosta, le sue reliquie sono conservate nella cattedrale e viene celebrato il 30 dicembre.
Autore: Antonio Borrelli
I santi del 7 settembre
69490 > Sant' Albino (Alpino) di Chalons Vescovo 7 settembre
98196 > Sant' Alcmondo di Hexham Vescovo 7 settembre
94292 > Beato Alessandro da Milano Francescano 7 settembre
97332 > Beato Ambrogio da Lovemberga Religioso Francescano 7 settembre
97926 > Venerabile Ansteo di Metz Abate .
93483 > Beata Ascensione di San Giuseppe Calasanzio (Lloret Marco) Vergine e martire 7 settembre
97169 > Sant' Augustale di Tolone Vescovo 7 settembre
99288 > Beato Berengario Bertrandi di Bollega Francescano 7 settembre
90970 > San Calcedonio Martire 7 settembre
69510 > Santa Carissima di Albi Vergine 7 settembre
90203 > San Chiaffredo di Saluzzo Martire 7 settembre
69585 > Beato Claudio Barnaba Laurent de Mascloux Sacerdote e martire 7 settembre
92412 > San Clodoaldo Principe e sacerdote 7 settembre
99974 > San Dunawd Abate di Bangor 7 settembre
100550 > Beato Edoardo Bamber Sacerdote e martire 7 settembre
90340 > Beata Eugenia Picco Vergine 7 settembre
97830 > Sant' Eunan di Raphoe Vescovo 7 settembre
95722 > Beato Felix Gomez-Pinto Pinero Sacerdote francescano, martire 7 settembre
91926 > Santi Festo e Desiderio Martiri a Pozzuoli 7 settembre
98945 > Beato Francesco d’Oudinot de la Boissière Sacerdote e martire 7 settembre
91093 > Beato Giovanni Battista Mazzucconi Sacerdote e martire 7 settembre (10 settembre)
92714 > San Giovanni da Lodi Vescovo 7 settembre
69580 > Beato Giovanni Duckett Sacerdote e martire 7 settembre
97108 > San Gondolfo di Metz Vescovo 7 settembre
69540 > San Gozzelino di Toul Vescovo 7 settembre
34550 > San Grato di Aosta Vescovo 7 settembre
69550 > Beato Guido da Arezzo 7 settembre
92415 > Beato Ignazio Klopotowski Sacerdote e fondatore 7 settembre
69530 > Sant' Ilduardo Vescovo 7 settembre
94589 > Beato Leonardo Mercedario 7 settembre
69520 > Santa Madelberta Badessa 7 settembre
91621 > San Marco Crisini (Krizevcanin) Sacerdote gesuita, martire 7 settembre
97992 > Beata Margarita da Piazza Terziaria 7 settembre
92521 > Beata Maria Borbone di Amiens Clarissa 7 settembre
91623 > San Melchiorre Grodziecki Sacerdote gesuita, martire 7 settembre
69480 > Santi Nemorio (Memorio) e compagni Martiri 7 settembre
90234 > San Paragorio e compagni Martiri di Noli 7 settembre
69500 > Santa Regina di Alise Vergine e martire 7 settembre
100549 > Beato Rodolfo Corby Sacerdote gesuita, martire 7 settembre
92782 > San Sozonte di Pompeiopoli Martire 7 settembre
91989 > Santo Stefano di Chatillon Certosino, vescovo 7 settembre
91622 > Santo Stefano Pongracz Sacerdote gesuita, martire 7 settembre
98197 > San Tilberto di Hexham Vescovo 7 settembre
97568 > San Toite Ecclesiatico irlandese 7 settembre
69570 > Beati Tommaso Tsuji, Ludovico Maki e Giovanni Maki Martiri 7 settembre
100551 > Beato Tommaso Whitaker Sacerdote e martire 7 settembre
91158 > San Ventura di Città di Castello Martire 7 settembre
97811 > San Vivenzio di Reims Vescovo 7 settembre